L’adolescenza e i suoi falsi miti

L’adolescenza è ritenuta in molte culture un periodo particolarmente delicato sia per i ragazzi sia per gli adulti che stanno loro vicino. Generalmente comprende un periodo di tempo molto ampio che va dai 12 ai 24 anni d’età. 

L’adolescenza è un periodo certamente turbolento e molto intenso dal punto di vista emotivo, anche per i profondi cambiamenti corporei e le nuove esperienze personali e sociali che lo caratterizzano. 

Per andare oltre una visione unicamente patologizzante e infantilizzante, non si possono tralasciare gli aspetti straordinari dell’adolescenza, le enormi potenzialità formative e le innumerevoli strade che possono essere percorse, senza negare il fatto che sia una fase caratterizzata da sofferenza e disorientamento.

Proviamo quindi a decostruire alcune idee largamente condivise su questa fase della vita complessa ma ricca di opportunità.

Come cambiano gli adolescenti

Durante l’adolescenza, gli sconvolgimenti maggiori avvengono soprattutto a causa dei grandi cambiamenti che si verificano nello sviluppo del cervello, più che all’aumento dei livelli degli ormoni, come erroneamente si pensa. I cambiamenti nel cervello influenzano sia la mente che le relazioni e portano allo sviluppo di nuove abilità.

Il primo di questi, definito pruning (potatura), riguarda la riduzione del numero dei neuroni, le cellule del cervello, e delle sinapsi, le loro connessioni. Questo processo è controllato dai geni ed è influenzato dall’esperienza e acuito dallo stress; raggiunge un picco durante l’intenso rimodellamento cerebrale che si verifica proprio nel corso dell’adolescenza. 

Di fatto, è un processo che preserva le connessioni che usiamo e scarta quelle di cui sembra non si abbia più bisogno. Il secondo cambiamento riguarda la formazione della mielina, una guaina che riveste l’assone del neurone, cioè il prolungamento principale della cellula nervosa che crea connessioni sinaptiche con altri neuroni. La mielina permette quindi un flusso di informazioni più veloce e coordinato e rende i processi più efficaci ed efficienti.

Che cosa possono fare gli adulti

L’adolescenza non è solo una prova di resistenza, una tempesta durante la quale i genitori devono principalmente “tenere duro” e aspettare che passi. In realtà è proprio in virtù di questo periodo cruciale della loro vita che i ragazzi possono esprimere al meglio le proprie potenzialità e possono “fiorire” (Siegel D., 2013) per diventare adulti che possano vivere una vita piena di senso, curiosità e spirito di avventura. 

Molto possono quindi fare gli adulti di riferimento degli adolescenti (genitori, insegnanti, educatori, allenatori) durante questa fase affinché si possano co-costruire le basi di una vita adulta piena e soddisfacente.

Ogni storia è unica e le sfide da affrontare sono diverse;  è importante analizzare innanzitutto il significato che il singolo ed il sistema famigliare e sociale attribuiscono a ciascuna di esse e quindi individuare limiti e risorse, interni ed esterni, da tenere in considerazione durante questo percorso di crescita.

Verso l’autonomia e l’interdipendenza

La finalità ultima dell’adolescenza non è il raggiungimento di una totale indipendenza dalle persone adulte che ci hanno cresciuto. Questa idea non solo è sbagliata perché tutti gli esseri umani – e in genere tutti gli essere viventi – sono per loro natura interdipendenti, ma anche perché estremizza la naturale e necessaria spinta verso l’autonomia che è presente in questo periodo della vita. Il rapporto con gli adulti, spesso conflittuale o caratterizzato da incomprensioni reciproche, rimane fondamentale e deve necessariamente mutare per accompagnare positivamente i cambiamenti in atto. 

Nello specifico, cambia la natura dei legami che abbiamo con i genitori come figure di attaccamento ossia come persone di riferimento a cui ci rivolgiamo per ricevere sostegno e conforto nei momenti di difficoltà.

Nel corso della vita, l’essere umano passa dalla dipendenza dalle cure altrui tipica dell’infanzia al progressivo allontanamento dai genitori e dalle altre persone adulte a favore di un avvicinamento ai coetanei durante l’adolescenza per arrivare col tempo ad essere consapevolmente interdipendenti, cioè ad imparare sia a dare che a ricevere aiuto dagli altri, costruendo relazioni sane e nutrienti.